… passata in fretta e sovraccarica di pensieri e sensazioni, lavori e voglia di scappar via.
Mi piace pensare che in questo angolo del mio spazio, ci sia la possibilità di chiacchierare con qualcuno che ha voglia di confrontarsi, senza troppi giudizi, ne esagerate conclusioni. Parzialmente, mi identifico nell’autrice del blog “nasce cresce rompe”, che ha perfettamente sintetizzato la mia sensazione del momento: Chez Babs, nella versione blog di cucina, mi iniziava ad andare stretto: è cresciuto ma ha anche avuto dei down paurosi, mentre nella mia vita, personale e lavorativa, è cambiato tutto.
Quando una cosa non ci sta bene, non la indossiamo più, cerchiamo altri vestiti, la mettiamo nell’angolo più remoto del nostro armadio. E lo stavo iniziando a fare anche con questo blog. Quando sentite che una cosa non vi rispecchia più non c’è altra strada che attuare un cambiamento.
Nello scorso post, fra l’altro seguitissimo e, di ciò, vi ringrazio di cuore, parlavo di cambiamenti e perplessità. Della scarsa fiducia dell’aggregazione di massa, che ammazza l’individualità. Del piacere che la coerenza abbia un senso e non sia solamente un aggettivo. E poi parlavo delle donne. Di quelle donne che ammiro e apprezzo.
Questa settimana, ancora le donne mi hanno dato grandi soddisfazioni.
Abbiamo terminato il libro di Ilaria, secondo me, sarà mooooolto bello e lei è incredibilmente coinvolgente. Ieri io, lei e Claudia, la nostra iperdinamica editor (dal fidanzato innamoratissimo) eravamo impegnate a finire gli ultimi scatti e fare la cover del libro. E pensavo…. a volte si sta veramente bene. A volte succede che un team funzioni veramente. E quelle volte, ti viene voglia di farti i complimenti da sola, perchè sei riuscita a fare qualcosa in condivisione. A fine giornata ci siamo salutate ed ero sinceramente dispiaciuta che il lavoro fosse finito. O meglio, sono contenta ogni volta che chiudo un lavoro, l’adrenalina cala e salta fuori la stanchezza, e sono felice di poter andare avanti con gli altri impegni, ma, in questo caso, un po’ meno del solito. Ilaria e il suo sorriso, mi mancheranno tanto, perchè lavorare con lei è stato estenuante e piacevole al tempo stesso. Perchè mi ha insegnato tanto in pochi giorni. Perchè lavorare con una persona indipendente e autonoma, appaga sempre.
E, per me, non è così semplice, essendo asociale per antonomasia!
Infatti, quando leggo di persone che “condividono” senza problemi, storie, impegni, lavoro, passioni, resto sempre un poco stupita. Ma di quello stupore ingenuo, perchè difficilmente riesco a provare la sensazione e la situazione. E mentre pensavo questo, ragionavo anche su un altro fronte. Ce l’ho fatta! Io solitaria sono riuscita a lavorare bene con un’altra persona. Se bisogna valutare le cose belle che accadono durante la settimana, questo è un mio piccolo trionfo. GRAZIE ILARIA .
Per contro, nei pochi momenti di “cazzeggio”, alcune persone, mi hanno fatto pensare che camminano nella vita, come le comparse di un film (ivi compresi selfie et foto ad hoc).
Social: cosa ne pensate? Come li usate? Quanto li apprezzate?
Attenzione: argomento delicato. Per soli “adulti”.
Cari blogger (food o meno) partite da un concetto – i social sono di dominio pubblico, ma anche privato – e se lo usate per farci vedere qualcosa della vostra vita, impegnatevi!
In questo mi ci metto pure io, che “socializzo” a corrente alternata. Come le lucine di Natale, a volte si, a volte no, a volte tanto, a volte poco…. Oggi ad esempio ero un tutt’uno con la natura e ho invaso Instagram di immagini floreali (che magari qualcuno detesta pure..).
Però: vuoi fare il foodblogger figo che va a tutti gli eventi? Non vuoi perderne neppure uno perchè altrimenti “chissà cosa succede”? Bene, fallo, ma sappi che le aziende che ti invitano a fare cose belle con loro, non lo fanno mai per buon cuore. Danno per scontato che tu abbia una vita “social” (da non confondere con quella sociale) intensa e variegata. Ora. O l’agenzia non ha capito una mazza del suo lavoro. O tu, invitato di turno non sai usare i social. Volete un esempio? Questa settimana il solito gruppo “ristretto” di blogger è stato invitato ad una cena in un noto ristorante milanese. Noto e chic aggiungerei, lo conosco, ci ho cenato tempo fa quando lo chef era un ragazzo irascibile e lunatico. Bel posto. Molto bello e ricco di fascino. Bon: per tutta la serata, su Instagram, FB e TW hanno girato solo e unicamente le stesse foto. Prese dalle medesime angolazioni, senza un briciolo di fantasia o un minimo di differenza fra l’una e l’altra e, solo ciò che c’era nel piatto. Ma…. vi siete accorte che eravate in un posto bellissimo che meritava almeno un paio di scatti?
Cara agenzia…. guarda che così ottieni esattamente l’opposto del messaggio che vuoi passare, che dovrebbe essere: “guarda che bella gente viene nel locale, che ambiente piacevole, che piatti curati”. Invece no. Monotonia pura. A questo punto a me è passata totalmente la voglia di tornare in quel locale, semplicemente perchè non ho intravisto nulla, ma proprio nulla, che mi invogliasse a fare una prenotazione. Possibile da bravo socialblogger nessuno abbia avuto il guizzo di alzarsi e fare uno scatto differente? Uno scatto che lo rendesse partecipe, ma unico, in tutto questo socializzare? No, il nulla. Un po’ di simpatia? Un filino di ironia? Niente.
Caro cliente dell’agenzia che affida ai blogger questi eventi, mi spiace, ma o cambi agenzia, o trovi un altro modo per comunicare le buone cose che proponi.
Non è la prima volta che faccio caso a questo fatto. Lo stesso vale per la promozione di qual si voglia prodotto. Questa settimana ci si è incentrati sulle parrucche platino abbinate a bevande colorate. Che mai nella vita comprerò vista la pessima pubblicità…. Cerchiamo di capirci e fare un minimo di autocritica: se vengono coinvolte sempre le stesse medesime persone in eventi o promozioni, non è che si possa avere una varietà di comunicazioni tale da rendere appetibile l’evento…. Anzi, poi vai a leggere i commenti su Instagram e la gente si incazza pure, perchè parte il: “perchè lui si sempre e io no”? e a seguire le risposte dei vari affezionati: “eh, l’invidia è una brutta bestia…. e, fatti i fatti tuoi” e via discorrendo. Pessima pubblicità. Per tutti.
Questo per una motivazione logica: dando tutto per scontato, nessuno si impegna un minimo a farsi conoscere e a far conoscere. Ci si adagia nel ruolo del vip che viene invitato. Di fatto, un pessimo investimento per l’agenzia. E, per logica, anche per il cliente finale.
Si, in un’altra vita mi occupavo di comunicazione e marketing.
Ce lo facciamo un ragionamento fatto bene? Vediamo di alternare le persone e spiegare che se serve il live tweetting va fatto con criterio?
GRAZIE! Ora vi aspetto per un confronto intelligente (l’ho scritto in alto vero che era una discussione per soli adulti?)
Riferimenti immagine in home page: LINK
Manuela says
12/04/2015 at 22:31Io mi ci butto a capofitto se mi dici facciamo una discussione seria ;)
Sono asociale come te, proprio faccio fatica a essere simpatica a tutti, ma per dirtela come mi è balenata in testa in questi giorni “nemmeno a Dio è risucito di stare simpatico a tutti…chi sono io per fare meglio?!”
E’ che di quest tempi apro i social e mi annoio mortalmente, senza cattiveria, nè invidia, di inviti ne ricevo molti,ma partecipo solo a quelli che mi piacciono davvero, altrimenti venderei ipocrisia o non saprei come comunicare il mio interesse.
Ho notato come te che c’è questa tendenza e credo che le agenzie dovrebbero farsi almeno un paio di domande serie, se vogliono far bene quello per cui sono pagate.
Tornando invece a quella cosa dell’abito e del cambiamento: concordo con te, spetta a noi,ed è inutile stare a lagnarsi se non facciamo di tutto per uscire da una situazione che non ci piace. Tra tre giorni faccio tre anni di blog ed è pochissimo in confronto a quello che hai fatto tu fin’ora, ma sono fera di quello che ho fatto perchè non mi sono mai svenduta e ho sempre scelto di tenermi vicine solo le persone che mi trasmettono qualcosa in più.
…ok adesso la smetto, non l’avresti mai detto che avevo così tanto da dire, eh?!? ;)
Un abbraccio
Barbara Torresan says
12/04/2015 at 22:37oh ma posso dirti che ti amo tantissimo per questo pensiero?
:)
perchè “noia” è stato il mio primo aggettivo che avrei inserito nel post, poi mi sono frenata perchè mi pareva troppo “forte”, ma…. a questo punto avrei dovuto utilizzarlo con criterio. Esattamente come hai fatto tu. GRAZIE MANUELA :)
Però tu non sei asociale! Io ho una bellissima immagine di te, dei tuoi sorrisi e dei tuoi orecchini :)
Veramente… grazie di cuore, perchè è bello aver qualcuno con cui condividere pensieri, ma anche critiche, su questa virtualità che ci circonda.
E sarebbe bello che qualche giovane fanciulla delle agenzie, avesse voglia di mettersi in gioco e rendersi conto che così “proprio non và”.
Un abbraccio grande Manu!
Virginia says
13/04/2015 at 9:04Cara Barbara, anche io rientro nella categoria delle asocial blogger e lo sono al punto da scoprire solo ora della cena di cui parli. In effetti è vero, i nomi che girano sono sempre gli stessi ma oggi purtroppo il mondo gira così… In un’epoca in cui i click e i like sono diventati valuta o ci si adegua o si rimane indietro. Personalmente faccio molta fatica a stare al passo e preferisco concentrarmi sulla cucina e fare davvero quello che mi piace. Probabilmente la svolta dovrebbe partire anche da noi, tu che dici? Detto questo, apprezzo moltissimo gli spazi dedicati ad una conversazione adulta e penso che oggi non si parli abbastanza :-)
Barbara Torresan says
13/04/2015 at 10:05Ciao Virginia!
Che piacere leggerti e conoscerti. Facevo una breve considerazione, sia in questo che nei precedenti post, chi si è messo in gioco e ha avuto voglia di far due scambi di parole con me, sono blogger con degli spazi personali BELLISSIMI, fini ed eleganti. Come il tuo.
Ma non sarà che noi siamo meno social e più creatività?!
:)
Mi piace l’idea di conversazioni fra persone “adulte”, nel senso che i piagnistei e le lamentele inutili non trovano spazio nel quotidiano e ti ringrazio molto per il tuo contributo :) Comunque hai ragione, la valuta del momento sono i click e i like…. preoccupante. Una volta, come merce di scambio sarebbe stato importante avere esperienza!
Grazie Virginia, ti aspetto ancora :)
Mariint says
13/04/2015 at 23:00Che belli questi post…li apprezzo davvero, al pari di quelli ad argomento food. Ho seguito la cena di cui parli attraverso instagram, e non ho visto altro che semplici fotografie delle portate, anzi no…ho visto anche un menù! :-)
Amo i social e li utilizzo, ma inorridisco quando sento parlare (sempre più spesso) di “vere amicizie” nate attraverso il web…anche sui foodblog ormai i commenti vengono lasciati quasi esclusivamente da pseudowebamiche che a loro volta vedranno il favore ricambiato sul proprio blog…
Che tristezza…e che noia!!!
Continua così Babs, è sempre un piacere leggerti!!!!
Barbara Torresan says
13/04/2015 at 23:55Ciao Mari!
ti ringrazio molto per essere passata e per avermi lasciato il tuo pensiero, anche io amo questi post “in libertà”. Hai ragione, pure io ho visualizzato un menù su Instagram, ma ero talmente stufa delle foto dei piatti che è passato in secondo piano. Mentre per le amicizie, in parte hai ragione, in parte mi riconosco in una delle persone che invece hanno avuto la fortuna di conoscere persone via web e poi, nella vita reale, diventare amiche. Poche ovviamente. Ma buone!
Per le amicizie web invece, non mi sbilancio, di certo non sono la persona giusta per lo scambio di like o il commento atto a far crescere i consensi :)
Grazie di tutto! Torna presto, mi fa molto piacere!
Paola says
18/04/2015 at 12:59Quando una cosa non ci sta bene più non la indossiamo. E’ quello che mi sta capitando in questo periodo. E a starmi stretta è la mia città, la casa in cui vivo ora e da cui sono andata via a 20 anni, per poi farvi ritorno a 24. Vivo coi miei, che adoro, ma che oggi sento troppo invadenti, per una donna di 28 che ha bisogno ancora di cercare la sua strada. Lo sto facendo attraverso il blog, attraverso la curiosità e i continui viaggi a Roma. Spesso mi trovo a rimurginare sulle mie scelte, l’attività di dietista, che ho ripreso e abbandonato tantissime volte. La necessità e il bisogno di esprimere quello che ho dentro. Il fascino continuo che ha su di me l’arte. Il coraggio di ammettere che non riesco a stare segregata tra 4 mura, dietro una scrivania. Il bisogno di movimento, continuo, che è l’espressione del tumulto che ho dentro. Abbandonare il teatro, che è un rammarico troppo forte, ma che non ammetto di voler riprendere.. o, meglio, non ho il coraggio di voler comunicare. Iscritta in un ruolo che mi affibbiano, mi crogiolo nella mancanza di coraggio e di fiducia che ho in me stessa. E’ così che spesso osservo e ammiro chi ha il coraggio di mollare tutto e seguire il suo sogno e le sue passioni. E’ per questo che quando mi chiedono di rappresentare la categoria foodblogger per qualsiasi cosa, mi senta costantemente a disagio e declino l’invito. E’ per questo che mi convinco sempre più che, benché ami il mondo food, non riuscirò mai a diventare come tante altre prezzemoline, ne’ tanto meno sarò mai notata. Per niente “social”, ma socievole sì. Odio recarmi a un pranzo e stare col cellulare tra le mani per fotografare ogni piatto e ogni minima cosa. Preferisco, a tavola, chiacchierare, stare ore a perdermi nei discorsi e ad ascoltarli. Mi piace gustare lentamente quello che ho nel piatto. Mi piace sentire i sapori, che si aprono, tutti, ad uno ad uno, sotto il palato. E poi ammetto la mia totale incapacità a pubblicizzare qualsiasi cosa. Non lo so fare manco per me stessa. Nel blog parlo solo di quello che mi piace e di luoghi che visito e che mi colpiscono per qualche motivo in particolare. Qualche giorno fa a Roma ne ho scoperto uno piccino e ne parlerò. A titolo gratuito, ovviamente, perché non sono nessun esperto in materia da chiedere soldi. E ovviamente solo perché è un posto che mi ha colpito.
Mi piacciono tanto i tuoi spunti di riflessione.
A presto
Barbara Torresan says
18/04/2015 at 13:51Ciao Paola,
trovo questo tue passaggio di una bellezza commovente e, ti ringrazio per avermi parlato con il cuore in mano.
Mi piace l’idea che il blog abbia anche uno spazio “vero”, dedicato alle chiacchiere fra donne che si capiscono e che hanno uno stesso filo conduttore che le lega, nonostante la non conoscenza fisica, a pensieri e parole.
Tu parli di immagini stupende: sei dietista, facevi teatro, ami l’arte in tutte le sue forme.
Non ti conosco, ma questi pochi elementi fanno di te una persona speciale che merita di avere quello sprint in più per andare “dove la porta l’istinto”.
Per inciso, se l’istinto non ti fa star ferma in un luogo, devi sempre assecondarlo, finchè troverai la strada giusta da percorrere :)
Grazie Paola, grazie davvero perchè le tue parole sono un grande gesto di fiducia.
Alla prossima!
Laura says
19/04/2015 at 11:06Cara cara Barbara, tu non hai neanche idea di quali e quanti spunti mi hai offerto questa mattina, tutti insieme!E non sai neanche quanto io abbia aspettato che qualcuno rompesse il ghiaccio e intavolasse argomenti come questi sul web che riflette un po’ su se stesso. Io non l’ho mai fatto perché non sono mai stata così ‘social’ da individuare tutti i fenomeni di cui tu parli, ma certo una ‘discreta’ vanità e perversione di massa l’avevo colta eccome!
Allora questa mattina lieta di raccogliere il tuo invito ho deciso, con la convinzione che questo non potrà che farmi bene, di raccontarti tutto quello che effettivamente noto anch’io e che non mi è mai piaciuto abbastanza.
Ad esempio il ‘commento di scambio’, sporco tanto quanto un ‘voto di scambio’. Perché avere un blog non significa avere uno scambio che si esprime solo ed esclusivamente nei commenti: un blog è una cosa che si scrive e che si legge, se piace. E se piace, non si è tenuti ad un commento a tutti i costi, ma si può conservare il diritto di essere ‘lettori’ appassionati lo stesso, senza senso del dovere per chi scrive. Il commento non è una tassa!Non è la bolletta da pagare a fine mese!Non si è morosi, se non si lascia il proprio commento sul post di un altro che neanche si conosce! Che tanto chi scrive, se lo fa con lo stesso piacere disinteressato di chi legge, continuerà a scrivere a prescindere dalla presenza dei commenti.
Un’altra cosa urticante è questo ‘lessico sentimentale’ purtroppo molto femminile (e mi piange il cuore dirlo) del chiamarsi ‘amore’ o ‘tesoro’ senza neanche conoscersi. Ma insomma che debba chiamarmi ‘tesoro’ una che è pure più giovane è imbarazzante, un tantino ‘fuori luogo’, no?
Quanto poi all’ ‘essere social’ o ‘vivere social’ io ne so poco, certo è che non mi sembra troppo normale, ma detto da me che sono un’asociale anche nella vita, forse non fa testo. Che poi, questa presunta asocialità da cui il ‘nuovo’ mondo sembra volerci salvare va anche un po’ ridimensionata: se una persona si alza tutte le mattine alle sei e nella sua vita ha deciso essere prima di tutto moglie e madre e di anteporre la propria famiglia a tutto il resto, perché mai etichettare tutto questo con il marchio della asocialità? Insomma anche la ‘asocialità’ è un diritto che si può concedere chi preferisce la asocialità ad una socialità ‘disturbata’.
Delle volte ho la sensazione che questo mondo di ‘sociali’ sia piuttosto il mondo dei nostalgici di una ‘adolescenza’ perduta e di cui sono i selfie sono la raccapricciante espressione.
Detto questo io penso che chi malgrado tutto desidera ‘viaggiare’ poeticamente in questo mondo senza farsi contaminare da tutto il resto, può farlo a patto di non far parte del mucchio: forse la credibilità sta esattamente nell’unico luogo in cui non si dirigono tutti gli altri.
Quanto a me, dopo tre anni di blog, ho ancora una scarsa consapevolezza del mio modo di apparire dal di fuori e di quanto anch’io possa sembrare a mia volta una brutta o bella copia di altri blog sulla rete, ma questo proprio grazie ad una sara ‘asocialità di tendenza’ non mi ha mai incuriosito abbastanza.
Insomma cara Barbara, mi è piaciuto raccontarti tutte queste cose che non ho mai raccontato a nessuno e che mi fa piacere aver condiviso con te che seguo da sempre, anche a dispetto della mia ‘invisibilità’, che so tu puoi perdonarmi ;-) Buona domenica e grazie per la chiacchierata!
Barbara Torresan says
19/04/2015 at 13:28ma che belle conversazioni si fanno in questo mini spazio!
Ciao Gamberetta :)
No, io non ti chiamo tesoro, non è nella mia indole. Però tu per me sei Gamberetta, Lucrezia è Nocciolina, Laure è Pippi, Barbara è Barbarella E Rossella è diventata Ross, così come Mariachiara è MC :)
E’ una formula per ricordarmi delle persone a cui sono affezionata in questa virtualità. Che do norma sono quelle che più trasmettono sensazioni e idee.
Il tuo commento è bellissimo, ipercondiviso, tutto attaccato perchè gli diamo importanza!
Quello che mi ha colpito, tipo fulmine, è leggere del “commento di scambio”.
Sai che hai ragione?
Se commenti vieni commentata – e recensita – se stai nell’ombra, nessuno ti si fila.
Io non commento quasi mai, se non su un trasporto emozionale :) ma non per cattiveria, spesso per totale assenza di tempo. Ed è vero, ho notato che il mio spazio, che quest’anno compie ben 8 anni, ha avuto un picco, verso il basso, di interesse. Ma non perchè mancano gli argomenti, anzi, nel tempo si sono ridimensionati, ho creato nuovi spazi, ho cercato di seguire gli interessi miei, ma anche del pubblico. Niente di tutto questo.
Semplicemente manca il commento e l’aggregazione ai gruppetto del momento o all’associazione che pensa di essere “la figata del secolo”. Ma questo lo scrivevo anche nel post precedente.
Non c’è spazio per chi “naviga in solitaria”. Ma non perchè magari ha piacere di navigare in solitaria, ma perchè non si adatta a delle leggi non scritte, che qualcuno si è inventato.
Vuoi essere figo e visibile? Aggregati a noi, altrimenti sei tagliato fuori!
Il tuo ” Il commento non è una tassa!” lo farei stampare su delle magliette! Che ne pensi? :)
Ma anche questa frase: “la ‘asocialità’ è un diritto che si può concedere chi preferisce la asocialità ad una socialità ‘disturbata’.”
Sappi che ti adoro, virtualmente, ma in questo momento sei un mito per me. Hai azzeccato esattamente il centro del discorso, con una classe che, diciamolo…. non è per tutte!
Buona domenica Laura e grazie per la chiacchierata ;)
Lidia - TheSpicyNote says
19/04/2015 at 18:26Avevo letto il tuo post qualche giorno fa, poi in quel momento ero di corsa e così mi era passato di mente. Poi mi sei tornata alla memoria perché in questi giorni i social sono pieni delle foto di alcuni blog tour o di eventi e sono tutte uguali, addirittura mi son trovata tre foto in successione dello stesso piatto. E sono d’accordo con te sul fatto di non capire il criterio attraverso cui alcune agenzie si ritengono soddisfatte di come viene pubblicizzato il loro prodotto.
Il fondamento del mio blog è il godere del cucinare e fotografare, coi miei limiti e i miei gusti. Non è il mio lavoro, per questo credo infatti che gli eventi e i blog tour tocchino soprattutto a chi del blog ne ha fatto un lavoro e poi essendo non da Milano, credo, è un po’ più difficile essere chiamati. Mi è capitato di rifiutare e di indicare nomi di amiche blogger meritevoli, al posto mio, proprio perché amo limitare le apparizioni extra pagine del blog.
Poi oh, sono umana, se mi capita l’evento divertente e ciò non cozza col mio lavoro, urca se mi fa piacere!
Credo nelle giuste misure, come in ogni cosa nella vita. E esserci ad ogni costo, a volte con scarse professionalità come me del resto, non è certo parte del mio modo di fare blog.
Io sono più da brasati, salsicce e risotti che da eventi a tre stelle e ho qualche lettore che sembra apprezzarmi ugualmente ;-)
Un abbraccio, prenderò la buona abitudine di passare più spesso a far queste quattro chiacchiere piacevolmente in compagnia.
Barbara Torresan says
19/04/2015 at 20:14ciao Lidia! Ma che piacere leggerti :)
Mi sa che siamo in tante ad aver notato questo appiattimento della comunicazione tramite visioni distorte o unificate. Credo che quando se ne accorgeranno anche i clienti finali, allora qualcosa cambierà!
Fino ad allora, siamo tutti d’accordo sul fatto che non è il metodo giusto, che annoia e che allontana anzichè avvicinare.
Comunque…. brasati, salsicce e risotti?!
Io ci sono! E ti aspetto ancora qui. Quando vuoi :)
Grazie del pensiero e del passaggio. Buona serata!
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