Premetto che questo post potrebbe sembrare/essere un filo polemico, ve lo dico prima, così se avete voglia di altro, siete liberi di abbandonare la pagina.
In quest’ultima settimana, ci sono stati una marea di novità. Parlo per noi che viviamo a Milano (o nel milanese) ma anche per il resto degli italiani che, a quanto pare, ieri si sono volatilizzati. No, non è un post politico. Non ho alcun interesse in merito, ma sono rimasta colpita da una serie di commenti letti sui social. Quindi mi aggancio anche a quello.
In primis: Salone del Mobile e Fuori salone. Poi: apertura Centro commerciale più grande d’Europa (?). Infine: trivella si, trivella no.
Settimana densa. Per me anche di altri mille problemi legati a lavoro e ristrutturazione casa. Non sono stata quindi presente a nessun, giuro nessun, evento bello legato al salone. Ma ho avuto la mail intasata di inviti e, avrei voluto sbattere la testa al muro.
Cos’è il Fuorisalone?
L’insieme degli eventi distribuiti in diverse zone di Milano che avvengono in corrispondenza del Salone Internazionale del Mobile, in scena nei padiglioni di Rho Fiera. Ogni anno, nel mese di Aprile, Fuorisalone e Salone definiscono la Milano Design Week, l’appuntamento più importante al mondo per design addicted.
Il Fuorisalone non è un evento fieristico, non ha un’organizzazione centrale e non è gestito da alcun organo istituzionale : è nato spontaneamente nei primi anni ’80 dalla volontà di aziende attive nel settore dell’arredamento e del design industriale. Attualmente vede un’espansione a molti settori affini, tra cui automotive, tecnologia, telecomunicazioni, arte, moda e food.
Milano durante il Fuori Salone, se possibile, diventa ancora più bella e viva. Chi non l’ha vissuto non può capire. Sembra uno spaccato di effimera quotidianità, invece è tutto molto tangibile e ricco di fascino. Penso che avrò il rimpianto di essermi persa questa stagione fino al prossimo Salone. Contemporaneamente però mi sono posta una domanda: come avrei potuto partecipare a tutti gli eventi? In pratica una sovrapposizione quotidiana, spesso agli angoli opposti della città, eventi uno più caratteristico dell’altro. Come scegliere? Come avete fatto? Perchè c’è qualcuno che ne ha vissuti moltissimi….. Mi serve il segreto.
Probabilmente sono disorganizzata io, ma dubito che potrei godermi più di una location al giorno o saltellare per la città e per il polo fieristico, se non abbandonando lavoro e tutto ciò che ruota intorno, ma davvero mi serve un corso intensivo su come incastrare tutto, perchè mi pare impossibile. Dite la verità: vi siete presi una settimana di ferie? 6 giorni, 1148 eventi, 11 percorsi. Queste le cifre.
Ho visto immagini bellissime, le mie preferite – ça va sans dire – quelle dell’amica Elena. Un occhio come il suo, nessuno. Una passione vera per il bello, idem: solo lei.
Ho letto post coinvolgenti.
Ho vissuto questo periodo attraverso gli occhi degli altri. Me ne dispiaccio, ma non avevo alternative. In ogni caso, a voi è piaciuto? Se si, cosa in particolare? Perchè a me è mancato moltissimo.
Passo al punto due, che è singolarmente legato al punto tre.
A pochi passi da casa mia – chez moi – ha finalmente aperto il più grande centro commerciale d’Europa. Che sia il più grande lo dicono gli altri, io posso confermare che è davvero enorme. Primi risultati: hanno chiuso per coda le due uscite autostradali. Due, mica una. La Arese/Lainate è stata creata appositamente. Chiusa. La Lainate, chiusa. Non capisco. Sti poveracci sono finiti sulla Como/laghi per intasare ulteriormente le strade che portano al Centro commerciale.
Io, spinta dalla curiosità, ci sono andata in bicicletta. Pista ciclabile tranne quei 150 mt di sterrato/camel trophy che separano la pista che corre lungo il canale Villoresi, da quella del comune di Arese che costeggia il Museo dell’Alfa Romeo e la pista di prove, dove hanno girato anche una puntata di Top Gear Giuseppino Bastianich e Guido Meda. Fiquissima. Voglio correrci pure io.
La domanda è: se il centro commerciale, che per altro si chiama “IL CENTRO” (un’eccesso di fantasia da copy…..) sta su due, forse 3 comuni, per quale motivo esiste un limbo di strade dove rischi di ammazzarti se ti ribalti con la bicicletta? Seconda domanda: ti sembra normale che arrivino 100.000 visitatori in un giorno e non c’è la capacità organizzativa di gestirli? Terza domanda, o forse una riflessione: i negozi sono immensi, tutti, i locali dove mangiare idem, e sono davvero tanti, il supermercato mette ansia da quanto è svuluppato (per decidere quale bottiglia di latte comprare ho dovuto ragionarci un momentino)… su tutto questo, ho visto – cose che voi umani etc etc – gente fare un’ora e mezza di fila per mangiare da KFC, altrettanta fila per entrare da PRIMARK e da ALCOTT.
Veramente? Siamo ai livelli di Expo. Sinceramente non capisco. Forse sarò vecchia io. Ma non mi capacito del fatto che è “solo un centro commerciale” eppure ha smosso le masse. Spiegatemi.
Vi racconto il mio approccio: inaugurazione giovedì 14, mia figlia mi ha chiesto se ci prendevamo un’oretta nel pomeriggio per andare a curiosare, soprattutto perchè doveva cambiare una taglia di un abito di H&M che ha comprato in Duomo e la misura più piccola le sarebbe andata meglio, quindi, io, lei e pure il figliol prodigo, che non si sa bene come mai fosse a casa dal lavoro, abbiamo biciclettato verso Il Centro. Da casa mia ci vogliono 15/20 minuti. A piedi 30/35. In macchina 6 minuti.
Il pomeriggio non c’era molta gente, abbiamo curiosato rapidamente la galleria del pian terreno, ci siamo orientate e abbiamo capito che, oggettivamente, è venuto fuori un gran bel posto. Tanto legno, tanti spazi, troppissimi negozi. Tour di circa un’oretta.
Secondo mini tour la sera alle 20 con mio marito. La sua espressione è stata: “non ti venga in mente di mandarmi da solo a fare la spesa qui. Non ce la posso fare”. Con lui ho curiosato il piano superiore e ho guardato sconvolta la fila infinita da KFC. Ci siamo mangiati una pizza/focaccia davvero buona da Alice. Consiglio caldamente quella con i pomodorini freschi. Una sorta di bruschetta, ma più golosa. Anche questa seconda parte è durata un’oretta, massimo un’ora e mezza.
Per la mia sopportazione era già abbastanza. Se non fosse che ieri mattina – domenica – spazio dedicato alla spesa all’Esselunga a 100 mt da casa, mi ritrovo il supermercato sguarnito, spoglio e senza la solita clientela. Panico. Ma come?…. effetto centro commerciale nuovo. #nonbenissimo. Anzi, malissimo, perchè dovendo fare la spesa, ho dovuto, obbligatoriamente, spostarmi ancora – e ancora in bici vista l’impossibilità di arrivarci in auto – all’Iper.
Non avete idea. Non potete capire quanta gente ci fosse ieri in quel posto. Credo neppure la vigilia di Natale in Rinascente/Duomo a Milano. Ho visto gente litigare, insultarsi, azzannarsi per il parcheggio. Ho visto i soliti cretini incivili buttare bottiglie di plastica nel verde (curatissimo). Ho visto i soliti noti discutere per la fila davanti ai negozi. Ho anche visto il sorriso stanco, ma presente, sui volti dei ragazzi che lavoravano come matti. Ho scoperto che in questo supermercato fanno il pane buonissimo, la mozzarella fresca a mano e c’è un banco del pesce da far brillare gli occhi. Ma su tutto, ho visto un’ondata vi varia umanità muoversi come degli automi. E quest’ultima non l’ho capita. Non mi è chiaro il potere ipnotico che questi mega agglomerati di negozi e cibo hanno sulla popolazione. Ma, mi ripeto, forse sono strana io.
Se non bastasse, ieri c’erano le votazioni sulle trivelle e, dal primo pomeriggio, hanno cominciato ad apparire post in cui di diceva che la popolazione non ha votato perchè era tutta al centro commerciale.
Può essere, o forse no. Forse queste votazioni non sono state comprese? Forse siamo davvero stanchi? O gli italiani sono diventati ormai menefreghisti? Non posso rispondere, ma so che mia figlia, che ieri lavorava (come hostess proprio a IL CENTRO) si è alzata prestissimo ed è stata una delle prime ad andare a votare. Mio marito è andato all’ora di pranzo, io sono andata ieri sera alle 22,30. Il concetto qual’è: se vuoi andare a votare, i dieci minuti li trovi. SE VUOI. Se ti interessa. E trovare i social pieni di frasi fatte e pensieri, più o meno, composti, adesso, ora, non serve.
Però una cosa è certa: votare non è concesso a tutti in tutto il mondo. E’ un privilegio. Non va capito, va utilizzato. Poi, non lamentiamoci.
Buon lunedì.


barbara @ pane&burro says
18/04/2016 at 11:54ideona! invece di chiudere le scuole per 3 giorni, mettiamo i seggi nei centri commerciali e non se ne parla più..
ti pare?
io francamente non amo per niente i centri commerciali, già non amo per niente fare shopping ma soprattutto la confusione, le luci, i rumori dei grandi centri commerciali mi fanno venire la sindrome di stendhal al contrario…
Barbara Torresan says
18/04/2016 at 17:01ahahahah, sei che non sei l’unica ad averlo pensato?
Ieri ho letto in fb: offriamo alette di pollo fritto in cambio del tuo voto …….
Neppure io li amo, il mio passaggio è o obbligato o estemporaneo. Per questo non mi capacito di tutto questo casino.
Ma forse siamo noi che non seguiamo la massa. Per fortuna :)
Patalice says
18/04/2016 at 13:49so che per voi milanesi sarà l’ennesimo piccolo grande incubo, ma per me è un sogno…
Il Centro intendo
Barbara Torresan says
18/04/2016 at 17:03Ciao Patalice, no, non è un incubo, semplicemente io non capisco il motivo di tutto questo pandemonio. Gente che si insulta e altri che si picchiano, mi pare eccessivo.
Però, come per te, e la moltitudine, anche per mia figlia è una sorta di paradiso :) Praticamente sotto casa.
Ciao!
Laura says
18/04/2016 at 17:35Eccomi Barbara bella, una domanda: e dov’è la polemica?mi sono persa pure l’intenzione… alla polemica!
E se si poteva fraintendere una polemica che non c’era, tranquilla, questo è l’errore che può fare solo chi ha preferito l’iper al seggio :-) Insomma un tipico individuo che spero tanto non sia un tuo lettore!;-) Perché diciamo la verità a questo punto della ‘commedia’ mi piacerebbe pensare che tra i nostri lettori (forse esigui forse no) ci sia quello stesso numero esiguo di votanti che è rimasto in questo paese. Ecco almeno io amerei scrivere per loro. Peccato vivere in mezzo ad una ‘fiumana umana’ che preferisce la fila in direzione di una cassa invece di una cabina elettorale!
Ecco questo post ci voleva, un luogo dove confessarci come sempre un po’ si sano sgomento e risollevarsi per quanto possibile con chi resta!;-) Ti abbraccio!
Barbara Torresan says
18/04/2016 at 18:47:) ti adoro
in effetti mi sentivo più polemica di quello che giustamente traspare.
forse scrivere è stato un esercizio di stile che ha fatto scemare la perplessità.
ma anche oggi davvero non capisco.
sarò (saremo) strane noi?
un bacio grande.
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